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“…una tensione allegra verso il futuro…” dice Scalfari. Si può? In questo mondo così vario e deprecabile, orrendo e meraviglioso, e spirante morte e ricco di vita. Parliamone, per favore. Io sento di avere (ancora) qualcosa da dire, e ho (ancora!) fame di sapere.
Intanto vi dico chi sono: Sono siracusano, ma la mia vita si è dipanata tra Napoli e Palermo (e dintorni): Ho avuto tre vite (la terza ce l’ho ancora…), disuguali per durata e per vissuto. Be’, è andata così: Prima tranche. Dal…fate voi, al 1970. Da bambino, mi piaceva guardare le rondini, in cielo. Ma un giorno (c’era la guerra) in cielo non rondini s’intrecciarono ma bombe, che distrattamente caddero sulla mia casa, e in me restarono tracce così profonde di quella distrazione da farmi cercare rifugio dalla vita in un convento. Dai francescani appresi ad amare Dio, dal silenzio dei conventi a studiare, dai poggi incantati la ricerca del bello nella natura e nell’arte, da alcuni buoni frati la dedizione per gli “altri”. Ma ciò non m’impedì di chiudermi in me come un riccio quando scoprii che annidata nell’abisso del mio io stava la “paura della vita”. Una spietata analisi del profondo mi portò prima alle soglie del suicidio, dal quale mi salvò la misericordia del Padre, poi una decisione: dovevo ripensare la mia vita! E, insomma, ricominciare. |
![]() ![]() La luminosa visione |
![]() La serena realtà con Lucia, Massimo , Ezio |
Seconda tranche. Dal 1971 al 1989 Ridotto a quasi venditore ambulante, per via della pagnotta, ma sereno nel cuore per l’onestà della risoluzione presa, incontrai Lucia. Dal nostro sodalizio vennero Massimo ed Ezio, ed ora il primo nipotino, Gabriele - bellissimo, intelligente, allegro, tutto suo nonno - e la vita continuò a scorrere. Nel cuore rimaneva però la nostalgia e un profondo rimpianto per cose belle e perdute. Questi sinceri sentimenti restavano inefficaci: non esistono a questo scopo geniali ed evangeliche disposizioni della Chiesa (a quando, queste?). Me ne trassero fuori, invece, l’intelligenza di alcuni frati francescani, e di suore di vari istituti, e il buon senso di parroci che, ricordando (alcuni scoprendo) in me il dono che posseggo - la parola - mi offrirono una insperata soluzione. |
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Terza tranche.Dal 1989 ad oggi. Memori di mie passate sortite nel mondo delle lettere - scritte e dette - mi chiesero, quasi timidamente ( non sapevano la gioia, la rinascita, invece!): “Scriveresti la storia di fra’ Benedetto il Moro?”. Cosa credete, dissi di sì. In vent’anni, dal 1988 ad oggi (non contando quindi le opere dal ’60 al ’75), ho prodotto - e ancora produco, richiesto, pressato e sempre felicemente arresomi agli inviti - biografie e saggi e narrativa, e presentazioni e corsi e incontri…Dicono di me, ed io accetto il giudizio e senza sciocco orgoglio lo ripeto, che sono scrittore e parlatore semplice e chiaro e, sempre, documentato. E, aggiungo io, appassionato, se l’argomento è stimolo a passione. |
![]() Una delle tante presentazioni... |
| “Udite, udite, o rustici! Attenti, non fiatate. Io già suppongo e immagino che al par di me sappiate ch’io sono quel gran medico dottore enciclopedico chiamato Dulcamara la cui virtù preclara e i portenti infiniti son noti all’universo… e in altri siti!” L’elisir d’amore, Atto I Dulcamara (il ciarlatano) si presenta |